Chi pensa a Stintino, pensa inevitabilmente alla spiaggia de La Pelosa e al parco dell’Asinara: basta cercare il nome online per imbattersi come prima cosa nelle immagini delle acque cristalline di questi due luoghi iconici della Sardegna. Ma a Stintino c’è anche di più – e soprattutto ci sono delle alternative per vivere questo borgo lontano dalla folla che caratterizza La Pelosa per tutta la bella stagione.
Ve lo racconto a partire dai giorni trascorsi a Stintino per il Nautic Event 2025, tenutosi dal 27 al 29 giugno nel suggestivo Porto Vecchio del borgo. Ideato da Assonautica Nord Sardegna e promosso dalla Camera di Commercio di Sassari con il supporto del Comune di Stintino, l’evento ha visto alternarsi talk, degustazioni e spettacoli in una rassegna dedicata alla blue economy e al turismo integrato – che parte dal mare e dalla rete dei porti per valorizzare l’intero patrimonio costiero.

Fare una passeggiata nel borgo di Stintino
Il borgo di Stintino ha una storia recente, nasce infatti solo nel 1885 quando le 45 famiglie di pescatori che vivevano sull’isola dell’Asinara furono costrette ad abbandonarla per far posto a una colonia penale e a un lazzaretto voluti dallo stato.
Le famiglie furono ricollocate lungo un tratto di costa allora disabitato, noto come “Isthintìni“, da cui nacque appunto Stintino, riprendendo le attività di pesca e fondando una delle tonnare più importanti della Sardegna. Per approfondire la storia della fondazione di Stintino, in paese potete visitare il Museo della Tonnara (MuT) che ripercorre la tecnica della mattanza e la vita dei tonnarotti, attraverso immagini, video, oggetti originali e testimonianze della comunità.
Il villaggio è rimasto lontano dalle rotte turistiche fino a tempi molto recenti e anche oggi, nonostante la vicinanza a una delle spiagge più famose della Sardegna e del mondo, Stintino rimane un borgo molto tranquillo dove passeggiare la sera tra case basse e odore di salsedine, dove tutti si conoscono e la vita scorre lenta.

Prendere il sole alle Saline di Stintino
Il mare è ovviamente la principale ricchezza di Stintino, lo è stata per i suoi pescatori e lo è ora per i turisti che arrivano fin qui per godere delle sue acque turchesi. Se però volete vivere un’esperienza molto più autentica e tranquilla rispetto a La Pelosa, è sufficiente dirigersi a sud per raggiungere le Saline. Il nome della spiaggia e della torre di avvistamento derivano dalle vasche dove si è estratto il sale fino agli anni ’20 del Novecento – anche con il lavoro dei detenuti delle carceri dell’Asinara.
La spiaggia delle Saline – così come Pazzona e Izzi Mannu, che si incontrano proseguendo verso sud – è fatta di piccoli sassi bianchi di quarzo ed offre bellissime acque turchesi, ma soprattutto una grande tranquillità anche in alta stagione.
Fare trekking alla Torre di Capo Falcone
Se invece volete una pausa dalla spiaggia e dal mare, perché non godersi un bel trekking panoramico? Il sentiero che porta alla Torre di Capo Falcone parte poco lontano dal centro Stintino, salendo tra rocce e macchia mediterranea con vista sempre più spettacolare man mano che si guadagna quota. Il dislivello è comunque ridotto: circa 120 metri in meno di 4 chilometri, per una camminata di circa un’ora. La torre di avvistamento, costruita in epoca aragonese, faceva parte di un sistema di torri costiere utilizzato per difendere la costa sarda dalle incursioni via mare. Arrivati in cima, si abbraccia con lo sguardo l’intero Golfo dell’Asinara e la spiaggia de La Pelosa – da ammirare in questo caso da un punto di vista inedito.
Dato che il percorso è tutto esposto al sole il trekking è consigliato soprattutto nei mesi più freschi. O in alternativa potete scegliere di percorrerlo al tramonto, magari con aperitivo e degustazione di prodotti tipici.

Vedere La Pelosa, sì, ma al tramonto
Il tramonto è anche un ottimo momento per raggiungere la spiaggia de La Pelosa, non solo per la luce impagabile ma anche perché dalle 18.00 in poi l’accesso diventa libero per tutti – senza l’obbligo di prenotazione online e pagamento di una piccola tassa, che sono invece richiesti per chi vuole trascorrere qui la giornata. Temo non sia un’esperienza esattamente rilassante, ma con la luce del tramonto tutto è più bello. Folla compresa.
Mangiare la tumbarella, dolce tipico di Stintino
Infine, Stintino può prendervi anche per la gola. La ricetta da non perdere è in particolare un dolce chiamato “tumbarella”: simile alle seadas diffuse in altre zone della Sardegna, ma con delle differenze che lo rendono tipico del solo borgo di Stintino. L’aspetto è quello di un piccolo raviolo con ripieno di ricotta, noci e scorza d’arancia, fritto e cosparso di zucchero a velo, e l’indirizzo in cui assaggiarlo è pressoché obbligato. Si dice infatti che la pasticceria migliore sia anche quella che ha inventato la tumbarella stessa, ovvero Demelas nella frazione di Pozzo San Nicola.
La posizione è un pochino defilata rispetto al centro, ma in corrispondenza della strada di accesso a Stintino dal resto della Sardegna: può quindi essere una sosta perfetta lungo il rientro all’aeroporto di Alghero, o dovunque vi porti il viaggio. Poi non dite che non vi avevo avvisati.
Articolo scritto in collaborazione con Nautic Event Sardegna.









