Lungo tutto il corso della nostra vita, impariamo. A volte ci sforziamo di apprendere qualcosa, a volte dobbiamo farlo controvoglia, altre ancora capita senza che ce ne rendiamo conto. A volte impariamo di più, altre meno, a volte cose utili, altre no. Semplicemente impariamo, e magari dopo qualche tempo ci ritroviamo a riflettere chiedendoci quando è successo.
Pochi giorni fa passeggiavo per Stoccolma, la reflex al collo, quando ho vissuto uno di questi istanti. Avete presente quando vi rendete improvvisamente conto di fare qualcosa in modo diverso? Ho osservato le immagini che avevo scattato, ho sorriso nel comprendere di aver imparato qualcosa e nel ricordare dove è accaduto.
Dovete sapere che sono una di quelle persone che attendono pazienti, lo sguardo nell’obiettivo, finchè la scena non è sgombra, ordinata, il più libera possibile dall’interferenza umana. Rimango immobile finchè l’ignara vecchina o il povero passante di turno escono finalmente dalla mia inquadratura. Cosa non sempre facile, a meno di non uscire in avanscoperta all’alba – purtroppo cosa ancora meno facile a causa della mia indole tutt’altro che mattiniera.
Un paio di mesi fa mi sono ritrovata però a scontrarmi con questa abitudine. Partecipando al workshop fotografico #myslowvenice ho dovuto inserire la vita umana nella mia inquadratura, non senza ritrosia all’inizio. Sono stata invitata a cercare la gente, ad inquadrare la vita umana, ed ho finito per apprezzare qualche scatto di street photography che ritrovavo sullo schermo, la sera a casa.
Intendiamoci, attendo ancora che i passanti escano dalle mie inquadrature, la gran parte delle volte. Non si cambia natura così facilmente. Spesso anzi mi innervosisco quando un tizio al telefono decide di fermarsi giusto in mezzo alla mia foto “perfetta”. Ma camminando per la capitale svedese ad un certo punto ho sorriso, perché stavo rubando scatti alla vita della gente di Stoccolma. Dire che ho “imparato” a fare street photography sarebbe troppo, ma certamente qualcosa mi è rimasto dentro, e mi accorgo di applicarlo – o almeno di provarci – in modo inconscio. Nel migliaio di foto che ho portato a casa da Stoccolma scopro quindi immagini che qualche mese fa non avrei mai scattato, volti di persone che ho cercato e voluto nel mio obiettivo.
Immagini di una coppia di amiche che condivide una kanelbulle in un locale di Gamla Stan, di una biondissima bambina seduta al sole, in attesa. Immagini di un salone da barbiere in pieno stile anni ’50 all’interno di un negozio vintage di Sofo, di coroncine di fiori intrecciati tra i capelli di ragazze che festeggiano l’ultimo giorno di scuola. Un ragazzo seduto ad un caffè che si occupa con affetto della sua bicicletta. Immagini e pensieri rubati in un museo d’arte contemporanea, i suoni di un concerto jazz alle due del pomeriggio ed i sorrisi di chi lo segue con attenzione. L’attesa impaziente di una barca sul molo, una donna che ordina dei fiori per una persona cara.
Questi sono i miei volti di Stoccolma, questi sono i sorrisi e gli sguardi che ho portato a casa con me e per i quali devo un ringraziamento a Roberto Zampino ed a Slowmotion. Perchè a volte è bello rendersi conto, d’un tratto, di aver imparato qualcosa.














Belle le foto!
Anche noi siamo un pò allergici alle persone ( nelle foto ovviamente 😀 ) soprattutto Nicola che sta lì ad aspettare che la scena si liberi, alcune delle volte ha addirittura rinunciato allo scatto pur di non riprendere la folla! Io invece adoro i volti, i sorrisi, gli abbracci.. ma ho ancora tanta strada da fare…
Un abbraccio
Tonia
ciao Letizia
e complimenti, a me la gente nelle foto piace un sacco! al contrario di mia moglie, come te “primo modello”, lei aspetta che la scena sia libera… e poi si arrabbia quando trova i miei scatti con qualcosa con davanti qualcuno. Anch’io non nasco imparato, ho fatto un cors(ucol)o nel quale mi hanno fatto notare che una persona in un angolo, di passaggio o anche di spalle aggiunge qualcosa all’immagine. Tu hai colto questi aspetti, sia ritraendo passanti che gente al lavoro, altro tema molto trattato dalla fotografia.
Belle, Marco
Grazie mille a entrambi, mi consola sapere che non sono l’unica pazza! Ho sempre avuto la tendenza a cercare la scena libera, solo per me, ma ora inizio a comprendere come sia bello anche riprendere la ricchezza dei gesti umani. Credo la miglior soluzione, come sempre, sia cercare la via di mezzo. Seguiremo i nostri progressi a vicenda 🙂
Ne abbiamo parlato a Stoccolma… io sono una di quelle che ama follemente le persone nelle foto, gli scatti rubati, le scene di vita quotidiana, ma poi mi manca il coraggio e la prontezza per scattare. Ma mi sto allenando! Queste sono davvero bellissime. Complimenti 🙂
Letizia le foto sono magnifiche! Io prima mi concentravo sui paesaggi, adesso devo dire che mi piace rubare qualche scatto di vita quotidiana… Diciamo che dovrei imparare da Francesca a scattare, peccato che mi prenda un po’ male …. eheheheh
Intanto mi mangio le mani per non essere venuta al corso! Mannaggia al lavoro!!
ps. ci vediamo presto a Venezia? Ogni volta che entro nel tuo blog mi viene voglia di tornare!!
Grazie mille ragazze, siete troppo buone! Erika all’inizio anch’io mi sentivo in imbarazzo, ora rimango la me stessa timida ma cerco di osare di più. Francesca è un’artista e da lei ci sarebbe moltissimo da imparare 🙂
Sììì Elisa organizziamo!
A me piacciono tantissimo le foto che ritraggono persone che parlano, si abbracciano, comunicano, specialmente all’estero. A Helsinki ero riuscita a fare uno scatto simile e mi era piaciuto un sacco, da allora cerco sempre di fare attenzione anche a questo 🙂 è una faticaccia, soprattutto quando si prova ad imparare qualcosa da autodidatti, con la semplice esperienza, ma se viene fuori qualcosa di buono è una grandissima soddisfazione!
La mia preferita in assoluto, tra queste che hai pubblicato, è senza dubbio la prima. Comunque sono tutte bellissime, complimenti!
Grazie mille! Quella coppia di amiche a Gamla Stan era bellissima, c’erano i colori giusti e la luce perfetta, perciò devo dire che rimane sempre anche tra le mie foto preferite 🙂